Lavoro somministrato: errore o panico da crisi?
Ora che la crisi inizia a stringere la sua morsa attorno agli aspetti più quotidiani delle nostre vite e non è più solamente un problema del sistema bancario d’oltreoceano, ecco che iniziano a fioccare moniti e anatemi verso tanti strumenti che fino a soli sei mesi fa erano osannati. Questo attacco al lavoro somministrato mi sembra solo uno dei tanti: uno strumento di flessibilità che ha permesso a 4 milioni di persone di avere un impiego, sebbene certamente imperfetto, ora viene demonizzato; credo che, invece, sia stata per molti un’opportunità di lavoro, invece che dispoccupazione; che sia ora una scialuppa di salvezza per molte imprese, che possono fare efficienza, invece che chiudere, riasumendo, quando il business tornerà a farci respirare, proprio quegli “interinali” che già conoscono bene.
Infine, un quesito aperto: che cosa ne sarebbe stato di que 4 milioni se non fosse esistito il lavoro atipico negli ultimi 12 anni? Avrebbero trovato un lavoro a tempo indeterminato? O sarebbe stati disoccupati full time?
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